Cavalieri

ROMA 2016

Qualche appunto circa il gesto della promessa



Nella vita del "Graal" un gesto particolarmente importante è quello della Promessa.

In un metodo educativo che va dall'implicito all'esplicito, potremmo dire che questo gesto è quello in cui più di ogni altro si esplicita il motivo per cui esiste il “Graal”.

La nostra esperienza, che è nata con il gruppo del Sacro Cuore "i cercatori del Graal" si è riferita al contesto medievale, cioè a una mentalità in cui l’ideale faceva grande l’uomo e la sua storia. Un tempo in cui Dio era tenuto presente in tutti gli aspetti della vita, dagli avvenimenti più importanti ai fatti più normali e quotidiani. 

Questo riferimento deve essere tenuto in considerazione sempre anche da tutti gli altri gruppi.

Ci si immedesima al rito con cui un cadetto diventava cavaliere nel medioevo: dopo una veglia di preghiera, si affidava ad un santo, e al mattino veniva investito cavaliere e si impegnava così a svolgere il suo compito di difesa della fede e della dignità della persona seguendo la regola dei cavalieri.



Il significato di questo gesto è tuttavia molto più profondo: si tratta di rendersi conto dell'origine del motivo per il gruppo di cui si fa parte esiste: Don Giorgio diceva che " Il Graal è un’analogia della Fraternità, è più adatto a dei ragazzi. La promessa, non aggiunge niente in termini di cose da fare, ma non è uguale a niente, tant'è che suscita problemi e responsabilizza."

Si tratta dunque di rendersi conto, in una forma adeguata ai ragazzi, che attraverso l'incontro con quel gruppo di amici si è stati chiamati da Gesù stesso, ed è a Lui che bisogna rispondere.

Quella chiamata però ha origini ancora più lontane: ognuno di noi è stato scelto attraverso il battesimo, che ha cambiato la nostra ontologia. Quel sacramento è come un tesoro nascosto, che ci siamo dimenticati di avere, che solitamente viene dato per scontato. ." La promessa non aggiunge nulla al battesimo, ma il decidere di farla mi fa rendere di più conto di chi è Gesù per me " (Don Giorgio)

Il primo scopo che ha il gesto della promessa è di far prendere coscienza di essere già stati scelti da Cristo nel battesimo, e quindi di rendersi conto che l'appartenenza al "Graal" fa parte di quella preferenza che Cristo ha avuto nei nostri confronti. " La promessa è l’impegno che il ragazzo prende di seguire la sua strada ed il valore ontologico che la sostiene è il battesimo. Non c’è bisogno di altro perché i cristiani sono già i cavalieri di Cristo: i monaci entravano in convento in forza del battesimo." (Don Giorgio).




Potremmo dire che la Promessa è la promessa che Cristo fa ad ognuno: "ti prometto che, se mi seguirai attraverso la compagnia che ti ho donato, la tua vita si realizzerà."


Questa chiamata di Cristo è per un compito " L'idea di compito è l'idea della persona. Non è il dovere. La prevalenza dell'ontologia rende la vita compito: responsabilità.

Il compito non è neanche la testimonianza. E' la realizzazione della vita come felicità. 
La testimonianza è la risultanza del cambiamento che in te avviene. La testimonianza è il legame tra la redenzione di te e il tuo contributo al mondo." (Don Giorgio)

Si capisce così il significato della Regola: non è un dovere che si aggiunge perché dopo la promessa i cavalieri devono "fare i bravi", ma è ciò che permette il raggiungimento di quel compito, la realizzazione della vita come felicità.


  • Recitare ogni giorno l'Angelus e la preghiera del cavaliere
  • condividere bisogni dei propri amici 
  • essere testimoni nel mondo di quello che si è incontrato




Che la vita si realizzi è una Grazia, che richiede la nostra libertà. Nella storia ci sono stati uomini e donne che aderendo Cristo hanno realizzato totalmente la propria vita. Sono i santi.
Il Santo è un uomo vero perché aderisce a Dio e quindi all'ideale per cui è stato costruito il suo cuore e di cui è costituito il suo destino. Il Santo è colui che cerca la realizzazione di tutta la sua persona, qualcosa che unifichi tutte le sue esigenze. 
Per questo si chiede ad ogni ragazzo di scegliere un Santo protettore, che diventi per lui modello e sostegno.


La promessa è un gesto libero, che richiede solo il sincero desiderio del ragazzo " Basta che i ragazzi lo desiderino, anche se sono delinquenti. É il desiderio che conta, non il merito. Siccome non sei buono e ti sembra che se fai la promessa sei più aiutato, falla. Così è per la Fraternità, se lo desideri, entra." (Don Giorgio).
Proprio perché è un gesto libero, si chiede al ragazzo di domandare la partecipazione con una Lettera scritta al proprio responsabile. Se uno desidera prendere sul serio la pro-vocazione che Cristo è per la sua vita attraverso la compagnia che ha incontrato, domanderà di partecipare e ne darà le ragioni. Occorre che la lettera non sia solamente una "iscrizione", e neanche un esame, in cui dire ciò che si pensa faccia piacere al proprio responsabile, ma sia la possibilità di rendersi conto dei passi che si sono fatti. Per questo va presa molto sul serio, perché spesso attraverso quelle lettere i ragazzi sfidano e gridano.







Il gesto deve essere curato nei minimi particolari per tutti i giorni in cui si è via in modo che sia evidente l'ideale che vogliamo affermare. Tutto quello che si fa, deve richiamare alla Promessa. "anche l’ambientazione è importante perché permette di fare vedere ai ragazzi che ci sono stati dei momenti nella storia in cui appartenere totalmente a Cristo era la normalità della vita." (Don Giorgio)



Possibili obiezioni:

Perché ripetere la promessa tutti gli anni?

"Il tempo è un fattore umano di crescita inevitabile. Uno capisce solo dentro al tempo, Non capire una cosa non è un difetto, perché significa che non c'è stato abbastanza tempo. E' un difetto solo se il tempo dato non è stato utilizzato.

La promessa non è una ripetizione proprio perché è dentro il tempo. Le due obiezioni possono essere: "Lo so già", o "Non ne sono degno".

Non bisogna aver paura a ripetere le cose giuste. Nell'essere fedeli ad una strada che si è intuita giusta si è costruttivi. E' la strada giusta che conta, l'arrivarci è questione di tempo.

E' possibile cambiare solo se si ripetono con serietà i principi fondamentali fino a capirli per "pressione osmotica". (cfr. "Decisione per l'esistenza").

La fedeltà è garantita dalla fedeltà che l'adulto può rivolgere al ragazzo. La fedeltà dei ragazzi dipende dalla nostra fedeltà a loro." (Don Giorgio)


Come faccio ad essere sicuro che i ragazzi non diano questo gesto per scontato?

Questo non è un problema: non lo saprai mai. Ma come ci ha detto Albertino in una cena dobbiamo tener presente come Don Giussani e Carron hanno sempre iniziato gli esercizi: richiamando la nostra persona, perché anche noi spesso iniziamo gesti così importanti in modo scontato.

Il problema vero è se hanno di fronte qualcuno che sfida una loro eventuale scontatezza.

LA PROMESSA