Cavalieri

I Cavalieri alla ricerca del Sacro Graal (2013)



12/06/2013 - Idroscalo di Milano. Il 9 giugno oltre 630 ragazzi delle scuole medie hanno festeggiato insieme. Giochi, sfide, messa conclusiva. E la scoperta di chi l'ha organizzata: «un gesto così è segno di un'unità sempre più grande»


Ho ancora nelle orecchie le urla degli inni e i negli occhi i volti dei “miei” Cavalieri eccitati e sudati per le sfide all’ultimo sangue affrontate domenica 9 giugno nella grande giornata di fine anno “Excalibur” che si è svolta all’Idroscalo per oltre 630 ragazzi delle medie provenienti da tutta la Lombardia. Difficile raccontare bene cosa è successo, ma una sovrabbondanza di Bellezza non può non essere condivisa.

Premetto che sono “nuova” tra gli adulti che seguono l’esperienza dei Cavalieri e quindi tutto è nuovo per me quest’anno e fonte di stupore, nonostante i miei figli più grandi siano cresciuti dentro questa esperienza educativa. Come tutte le mamme di questo mondo, però, sono arrivata piuttosto sfinita alla fine dell’anno scolastico e quasi un po’ scettica sull’opportunità di proporre ai nostri ragazzi un ennesimo gesto così impegnativo sotto molti punti di vista. 

Quello che, però, ha sciolto ogni mia resistenza è stato un fascino suscitato in me dall’intensità di rapporto che ho visto tra coloro che avevano ideato la proposta. Don Marcello ci ha scritto: «Il solo fatto di proporre un gesto così è segno dello sbocciare di un’unità sempre più grande tra noi, frutto del fatto che, pur con tutti i nostri limiti, cerchiamo di seguire don Carròn e quindi il carisma che Dio ha donato a Giussani. È quindi un gesto di ringraziamento a Cristo. Invitare i ragazzi ad “Excalibur” dunque significa desiderare che sia per loro evidente un orizzonte che è ben più grande del gruppetto che fanno con noi». Questo desiderio era assolutamente anche il mio e quindi sono andata a vedere con 60 ragazzi dei Cavalieri di Sobieski di Buccinasco! Il tema della giornata era “Solo in grammatica ‘Uomo’ è un nome comune...” che, tra l'altro, è la frase che un ragazzino ha scritto in un tema parlando della sua esperienza. 

Siamo arrivati all'Idroscalo, quindi, come "uomini comuni" e, divisi in gruppi di 15, durante la prima parte del gioco abbiamo sostenuto delle prove utili a trasformarci in “uomini non comuni” (“assetati di verità”, “forti nel difenderla” e “coraggiosi nel testimoniarla”, come recita la preghiera che, seguendo la regola, ogni cavaliere recita quotidianamente). I piccoli gruppetti sono poi confluiti in quattro grandi squadre miste (i ragazzi non si conoscevano tra di loro!) che si sono cimentate in ulteriori avventure (giochi di velocità, guerre con bombe d’acqua e fango, degne delle migliori battaglie) fino allo spettacolo della sfida finale sulle acque dell’Idroscalo: quattro equipaggi di ragazze e altrettanti di ragazzi hanno pagaiato sulle Dragon boats al ritmo dei tamburi dei loro capitani. Sotto un cielo sempre più minaccioso, ma che, ascoltando i nostri Gloria, non ci ha impedito di giungere alla fine del pomeriggio, il nostro scopo finale era la conquista del Sacro Graal ed il possesso di Excalibur.

Dove abbiamo visto con i nostri occhi il Sacro Graal? Sull’altare attorno al quale abbiamo celebrato la messa conclusiva, segno evidente dell’Origine di quell’unità – altrimenti impensabile - che avevamo gustato tutto il pomeriggio. L’unità tra 630 ragazzi radunati da diverse scuole e paesi della Lombardia non sarebbe possibile se non ci fosse un’unità tra gli adulti che li guidano, miracolo ai loro stessi occhi. 

di Alessandra Montorfano

«Oggi il sole non si vede, ma c’è. È uguale per la felicità». Comincia così, sotto le nubi, il primo ritrovo d’inizio anno dei ragazzi delle medie. In 700 a Milano, da Lombardia e Piemonte. I canti, la messa, i giochi. La compagnia di universitari e adulti. Spiegare cos’è successo è difficile. Vederli, uno spettacolo

Alfredo, in mezzo al prato ai piedi del Monte Stella, guarda il cielo plumbeo. Scende una pioggerellina fine, da tipica giornata autunnale milanese. Prende il cellulare. «Don Marcello, sono qua con Vera, Francesco e i ragazzi del Clu. È un po’ bagnato, ma non diluvia. È tutto pronto: bindelle, birilli, cerbottane, fumogeni... Meglio però anticipare la messa all’inizio, perché se piove davvero...». «Va bene. La celebriamo in chiesa. Fate passare l’avviso ai responsabili. E tanti gloria a san Giuseppe!». Fino a due giorni prima il sole... Un signore in tenuta da jogging si avvicina: «Ma cosa state preparando? In cima sotterravano qualcosa» «Un grande gioco per 700 ragazzini delle medie». L’uomo sgrana gli occhi. Impossibile spiegare in due parole. «Venga a vedere. Verso le tre».
Domenica 18 ottobre. Alle due, dall’uscita della metro escono gruppi di ragazzetti che immancabilmente si fermano sulle scale ostruendole. Altri scendono dai pullman parcheggiati lungo la strada che costeggia la Montagnetta di San Siro. Hanno tra gli undici e i tredici anni. L’età in cui non si è né carne né pesce. Fanno parte dei Cavalieri di Sobieski, dei Cercatori del Graal, dei Cavalieri del Cid, di Stand by me, dei Cavalieri di santa Giovanna d’Arco dei Cercatori d’oro, del Portico di Salomone, di Amici di Edimar, de La Banda, dei Navigatori di Ulisse. Tutti nomi evocativi di qualcosa di importante. 
Importante come questa giornata, che segna l’inizio di un anno in cui vedranno e proveranno la bellezza dell’esperienza cristiana. Perché, come è scritto sul volantino d’invito, è “Tutto PerDono”. Arrivano da Milano, Lombardia e Piemonte. Ad accompagnarli professori, genitori, ragazzi di Gs e del Clu che con loro vogliono vivere questa avventura, che in questi anni ha coinvolto circa seimila ragazzi e settecento adulti di tutta Italia. L’ipotesi di lavoro è la stessa: dentro questo gesto, dentro quello che faremo insieme c’è una promessa di bene che puoi assaporare da subito. 
Rosanna, insegnante in una scuola media statale milanese, ha invitato tre suoi alunni. «Fuori dall’orario scolastico, li ho portati al cinema, sulle guglie del Duomo, ad alcune mostre. Adesso desideravo che vedessero qualcosa di più. Chissà». Ridono, scherzano, si chiamano. Dal sagrato qualcuno col megafono invita ad entrare in chiesa. Al banchetto della segreteria, il responsabile di un gruppo consegna una busta. Vera la apre: ci sono 30 euro e un foglietto: «Raccolti in più dai ragazzi de La Banda per i “colleghi” che ne hanno bisogno». 
La chiesa piano piano si riempie. Un ragazzino imperterrito non alza gli occhi dal telefonino, continuando a messaggiare. Si avvicina un ragazzo del Clu: «Dai, adesso spegni. Dove sono i tuoi amici? Ti accompagno da loro». Giovanni, insegnante di musica a Cremona, intona con forza La grande compagnia. «Tirate fuori la voce». Ma il brusio è forte. Arriva don Marcello: «Ragazzi, guardate chi dirige. Se si guarda dalla stessa parte si è insieme, altrimenti è solo rumore». Si ricomincia. Giovanni è uno che trascina. «Gli occhi sono aperti e le orecchie pure. Spacca quel sasso che c’è dentro al cuore e vieni con me». Questa volta le voci escono. A fine canto, don Marcello: «Abbiamo anticipato la messa perché il tempo era troppo instabile. Ma io sono contento che sia brutto. Ricordate quello che c’è scritto sul volantino: “Tutto PerDono”. Ma ve lo spiego dopo». Tra le panche spiccano le magliette colorate con la scritta: «Keep calm, happiness is possible». Deve essere una nuova moda. Ma anche questo si svela dopo. 
All’omelia don Marcello chiede: «Ma oggi, secondo voi, c’è il sole?». Brusio. «Su rispondete. Tu, in seconda fila, cosa dici? Ripeti. Hai ragione. “C’è, ma non si vede”. Sapete, quando ho visto il tempo brutto un po’ ci sono rimasto male. Ma il Signore fa capire. Oggi il sole non si vede, ma c’è; altrimenti sarebbe buio. Così è per la felicità. Quando eravamo in vacanzina tutto era bello, poi inizia la scuola, gli impegni e tutto sembra rannuvolarsi. Bisogna saper guardare, meglio ci deve essere qualcuno, un amico, che ce la fa vedere. Ricordate il video di Myriam (la bambina irachena di Qaraqosh; ndr.) dove diceva che era felice? Tu desideri essere felice. Qualcuno questo desiderio te lo ha messo dentro al cuore. Quindi, come è scritto sulle magliette che avevate in vacanza e avete portato oggi: “Tranquillo, la felicità è possibile”. È possibile perché Gesù te lo ha promesso e, se ci stai, questo desiderio si realizza. Ti rifiuti? Dici di no? Lui torna, e poi ritorna». 
La frase delle magliette è più chiara. E Alfredo sottovoce spiega: «“La felicità è possibile” era il tema delle vacanze estive in giro per l’Italia. Un punto da cui partire. Una sfida, che avevamo lanciato. Ogni gruppo ha deciso poi come svilupparla»

«Buttatevi!». Finita la messa, Francesco, professore di ginnastica, spiega il gioco. Si parte divisi in quattro squadre, secondo il colore delle magliette della vacanzina estiva. E chi non c’era e la maglietta non ce l’ha? Si segue l’amico che lo ha invitato. Prima prova: attraversare a gruppi di cinque un grande prato dove dei draghi cercheranno di dividerli. Poi arriva il bello. Compariranno quattro personaggi: l’avventuriero, lo sportivo, l’ingegnere e il musicista. Ognuno deve seguire quello che più gli piace, la propria passione. E, con il loro capo, le nuove squadre dovranno affrontare una serie di prove. Francesco fa una sola raccomandazione: «State uniti e buttatevi nel gioco. Non importa se il vostro prof, il vostro responsabile è in un altro gruppo. Vedrete, fidatevi».
Lungo la strada che porta al pratone del primo gioco, Benedetta dice: «Prof, ma io non ho mica capito: cosa devo fare?». «Tranquilla, neanche io ho capito proprio tutto. Che dici? Ci fidiamo e ci buttiamo?».

Gli errori servono. Inizia il gioco. I draghi sono i ragazzi del Clu che cercano di rompere le catene umane. Poi le nuove squadre, ricomposte seguendo la propria passione, si disseminano lungo la montagnetta per sostenere prove sportive, canore, d’avventura e di ingegno. I ragazzini sono ovunque, gli adulti, qualcuno arrancando, corrono, incitano, aiutano. Non ci sono più i gruppi d’origine. Si trovano nuovi amici... con una passione in comune. Spiegare tutto è difficile, vederli è uno spettacolo. Alla fine, le quattro squadre iniziali si ricompongono nell’anfiteatro naturale formando la parola “dono”. Diretti da alcuni universitari cantano la canzone, creata per l’occasione. Ma mancano alcuni ragazzini. Eccoli. Arrivano di corsa dalla cima con in mano i fumogeni dei quattro colori. Martina con il fiatone si accascia di fianco alla sua amica: «In cima alla montagnetta ho visto un panorama stupendo: San Siro, i grattacieli. Ma noi che cantiamo, e poi il fumo colorato, siamo uno spettacolo altrettanto bello. Anzi, forse di più». Giacomo guarda esterrefatto e pensa: «Non volevo venire, il gioco praticamente non l’ho fatto. Ma questa non me aspettavo! È bellissimo».
Don Marcello prende il megafono. «Volevo solo dirvi una cosa». Racconta di due sorelle che non sono potute venire perché c’era la gita di famiglia, ma che hanno voluto versare la quota di partecipazione perché «così qualcuno potrà essere felice come lo siamo state noi in vacanzina e come lo saremo in gita con la famiglia». Tutti sono in silenzio. Continua don Marcello: «Vedete c’è chi si è buttato di più e chi meno. Non importa. Questa montagnetta è stata fatta dai milanesi con le macerie della Seconda Guerra mondiale. Oggi è un posto bellissimo. Da una cosa brutta può sorgere qualcosa di bello. Anche gli errori servono, si ricostruisce. Tutto è dono. Vieni Giovanni, tocca a te». Perdono e perdonato, cioè abbracciato, da chi ti ama più dei tuoi errori. È la misericordia di cui parla papa Francesco. Anche per dei ragazzini delle medie. 
Arriva la sorpresa finale. Giovanni con la tromba, accompagnato da alcuni suoi ragazzi che suonano i fiati intona una serie di canzoni tra cui L’estate addosso, di Jovanotti... con testo rifatto.